Quadro generale relativo alle modalità con cui i casi di abusi sessuali sui minori da parte di un diacono, un sacerdote o un vescovo sono trattati nella Chiesa


Procedura per i casi a livello locale1

  • Una volta che le autorità della Chiesa locale ricevono un’accusa di abuso sessuale nei confronti di un minore da parte di un diacono, un sacerdote o un vescovo, esse devono condurre un’indagine (CIC1 1717, § 1; CCEO2, 1468).

  • La Chiesa riconosce che l’abuso sessuale sui minori costituisce anche un “crimine perseguito dall’autorità civile”, considerando che “sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze (Lettera Circolare per aiutare le Conferenze episcopali nel preparare linee guida per il trattamento di casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici).

  • L’autorità ecclesiastica locale3, o un suo delegato, iniziano un’indagine preliminare. Sulle accuse si svolge un’indagine, a prescindere che il presunto abuso sessuale sia avvenuto di recente o meno, e indipendentemente dal fatto che la persona vittima del presunto abuso sia ancora un minore o meno (CIC 1717, § 1; CCEO 1468, 2; per il territorio degli Stati Uniti, Essential Norms, Art. 6, 114.).

  • Deve prestarsi attenzione a che l’identità della persona vittima del presunto abuso5 e quella del presunto criminale6 siano tenute riservate. Nel primo caso, lo scopo è quello di tutelare il diritto alla privacy. Nel secondo caso, la ragione consiste nel provvedere a che la reputazione del presunto criminale non sia messa in pericolo, dal momento che esiste la presunzione di innocenza fino a quando la sua colpevolezza non sia stata provata (CIC 1717, § 2; CCEO 1468, 2; per il territorio degli Stati Uniti, Essential Norms, Art. 6, 13).

  • Se al termine dell’indagine preliminare a livello locale l’accusa è “ritenuta credibile”, la Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) deve essere informata. La Congregazione può “avocare a sé la causa”. Nella prassi generale, la CDF indica alla competente autorità locale come procedere, in conformità con quanto stabilito dalle norme canoniche rilevanti (SST/Norms2010, Art 16).

  • L’autorità ecclesiastica locale può: allontanare il presunto criminale dal suo ministero o da un ufficio, restringergli la dimora o anche la partecipazione pubblica alla Liturgia (CIC 1722; CCEO 1473; per il territorio degli Stati Uniti, Essential Norms, Artt. 6-9.).

1Codice di Diritto Canonico (Codex Iuris Canonici).

2Codice dei canoni delle Chiese orientali.

3 Un’autorità ecclesiastica locale può essere l’Ordinario di una diocesi, un Eparca di un’eparchia, o il Superiore Maggiore di un istituto di vita consacrata o una società di vita apostolica (vedi CIC 368; CCEO 313).

4 A partire dal 2002, la Conferenza cattolica episcopale degli Stati Uniti è l’unica conferenza episcopale alla quale si applicano delle norme specifiche relative all’abuso sessuale sui minori da parte di un chierico cattolico. Questa raccolta di norme è stata riconosciuta da Roma in un Decreto dell’8 dicembre 2002.

5 Al quale ci si riferisce con il termine di “denunciante” nel linguaggio canonico (v. SST/Norms2010, Art. 24).

6 Al quale ci si riferisce con il termine di “accusato” nel linguaggio canonico (v. SST/Norms2010, Artt. 24 e 30).


Legislazione della Chiesa relativa ai casi di abuso sessuale di minori da parte di chierici

  • I casi sono generalmente inviati e resi noti alla CDF attraverso il plico diplomatico per mezzo del Nunzio Apostolico.

  • I casi che sono deferiti alla CDF relativi ai minori sono:

“il delitto1 contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di diciotto anni; in questo numero, viene equiparata al minore la persona che abitualmente ha un uso imperfetto della ragione;” (SST/Norms 2010, Art 6, § 1, 1°).

“l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori sotto i quattordici anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento.” (SST/Norms 2010, Art 6, § 1, 2°).

  • Il crimine deve essere commesso da un diacono, un sacerdote o un vescovo, successivamente alla data in cui è stato ordinate diacono.

  • Dal 20102,l’abuso sessuale su minori da parte dei chierici si estingue per prescrizione quando la persona che ha subito l’abuso raggiunge i 38 anni di età, ovvero trascorsi 20 anni dal compimento del diciottesimo anno di età. In singoli casi, la CDF può derogare3 alla prescrizione (SST/Norms 2010, Art. 7, § 1 e § 2).

  • Eccezioni alla durata del termine di prescrizione: la legislazione applicabile a ciascun singolo caso è quella in vigore al momento in cui il crimine è stato commesso. Se il crimine è stato commesso tra il 2001 e il 2010, il termine di prescrizione è di dieci anni. Prima del 2001, tale termine è di cinque anni.

  • A partire dal 2001, l’età canonica della maggiore età, ovvero l’età canonica a partire dalla quale una persona non è più considerata un minore, è 18 anni. Quelle persone che hanno “un uso imperfetto della ragione” sono considerate minori (v. SST/Norms 2010, Art. 6, § 1, 1°; CIC 97 §1 e 99; )

  • Eccezioni alla maggiore età: la legislazione applicabile a ciascun singolo caso è quella in vigore nel momento in cui il crimine è stato commesso. Per quanto riguarda l’età canonica della maggiore età, il Codice del 1917 definiva la maggiore età come il compimento dei 16 anni di età. Il Codice di Diritto Canonico promulgato nel 1983 ha mantenuto questa definizione. Nel 1994, la maggiore età è stata alzata ai 18 anni nei soli Stati Uniti, che sono stati poi seguiti, nel 1997, dal Regno Unito e dall’Irlanda. È stata poi modificata con il Motu Proprio Sacramentorum Sanctitatis Tutela per la Chiesa Universale del 2001, ed è disciplinata nelle norme sostanziali SST/Norms 2010 Art. 6, § 1, 1°.

  • Due tipi di processi ecclesiastici sono possibili: un processo penale giudiziale, che equivale ad un processo, e un processo penale amministrativo, che si conclude con un “decreto per via extragiudiziale”. Nel primo caso, si tratta di un processo condotto da un tribunale autorizzato dalla CDF. Il secondo è un processo abbreviato e può svolgersi attraverso una corrispondenza con l’accusato. Al chierico accusato sono rese note le prove contro di lui e gli viene data l’“opportunità di difendersi” (CIC 1720; CCEO 1486).

  • Pene: Prendendo in considerazione la gravità del crimine, tra le pene che è possibile impartire nel caso di abuso sessuale su un minore da parte di un chierico c’è la “dimissione o la deposizione”4 (SST/Norms 2010, Art. 6, § 2).

  • La CDF può deferire i “casi più gravi” direttamente al Papa per prendere una decisione relativa alla dimissione dell’accusato dallo stato clericale. Questo avviene qualora essa consti “manifestamente” il compimento del delitto, e dopo che sia stata data al reo la facoltà di difendersi (SST/Norms2010, Art. 21, § 2 2o). L’accusato non può ricorrere in appello.

  • Finora tutti i casi che rientrano nell’Art. 6 delle norme sostanziali SST/Norms2010 sono sottoposti al Segreto Pontificio (SST/Norms 2010, Art. 30, § 1).

  • I casi che rientrano nell’Art. 6 delle norme sostanziali SST/Norms2010 generalmente non vengono resi pubblici. Ci sono rari casi in cui i risultati sono resi pubblici. Nei casi in cui l’accusato è dimesso o deposto dallo stato clericale, la competenza di comunicare la decisione spetta all’autorità ecclesiastica locale, secondo la prassi locale.

1 Un “delitto” è l’equivalente di un crimine.

2 “Prescrizione” è generalmente nota come il “termine di prescrizione”. In questo caso, la CDF può prevedere delle eccezioni ed estendere il termine di prescrizione a seconda dei singoli casi.

3 Una “deroga” è comunemente nota come un’eccezione.

4 Per “dimissione o deposizione” si intende generalmente “laicizzazione”.


Legislazione della Chiesa applicabile nei casi di negligenza da parte dei vescovi

  • Secondo quanto stabilito dal Motu Proprio Come una Madre Amorevole, emanato da Papa Francesco il 4 giugno 2016, un Vescovo, un Eparca, o il Superiore Maggiore di un Istituto di Vita Consacrata (congregazione religiosa) o di una Società di vita apostolica di diritto Pontificio, può essere rimosso dal suo incarico, ciò laddove sia assente la diligenza richiesta dallo stesso incarico. Il caso di mancanza di diligenza “nel caso di abusi su minori o su adulti vulnerabili” rappresenta un elemento sufficiente per la dimissione di una persona investita di questa autorità (Come una Madre Amorevole, Art 1, § 2, § 3 e § 4).

  • Se l’accusa è ritenuta credibile, una indagine preliminare è condotta a livello locale.

  • Se l’accusa si sostanzia in un’indagine preliminare, il caso è deferito al Dicastero Vaticano competente generalmente attraverso il plico diplomatico per mezzo del Nunzio Apostolico. Il Nunzio Apostolico non compie nulla di procedurale in questi casi.

  • Ogni caso è preso in considerazione dal Dicastero Vaticano sotto la cui giurisdizione la persona rientra:

    • La Congregazione per i Vescovi per i Vescovi di rito latino nelle diocesi sotto la loro giurisdizione

    • La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli per i Vescovi di rito latino nelle diocesi sotto la loro giurisdizione

    • La Congregazione per le Chiese Orientali per gli Eparchi di ogni rito orientale

    • La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica per i Maggiori Superiori di questi Istituti e delle Società di Diritto Pontificio

  • Il Dicastero competente “può aprire un’indagine” in tutti quei casi in cui appaiano “seri indizi” (Come una Madre Amorevole, Art 2, § 1).

  • Una volta che il caso arriva al Dicastero competente, la persona contro la quale l’accusa è stata rivolta viene informata e le viene data la possibilità di difendersi (Come una Madre Amorevole , Art 2, § 1 and § 2).

  • Il dicastero competente “può decidere di aprire una indagine supplementare” basata sulla difesa fornita dal vescovo (Come una Madre Amorevole , Art 2, § 3).

  • Nel caso la rimozione del vescovo dovesse considerarsi “opportuna”, il dicastero competente decide o di emanare “nel più breve lasso di tempo possibile, un decreto di rimozione”, o di spingere il vescovo a sottoporre le sue dimissioni entro 15 giorni. Se il vescovo non risponde entro il periodo di tempo designato, il dicastero è libero di procedure con un “decreto di rimozione” (Come una Madre Amorevole, Art. 4, § 2 e § 3).

  • Il caso in seguito è sottoposto all’“approvazione specifica” del Papa. Il Papa, prima di assumere una decisione definitiva, si fa assistere da un apposito “Collegio di giuristi, all’uopo designati” (Come una Madre Amorevole , Art 5).